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FACCI CASO – Fotografie in garage

Facci caso: mostra fotografica in un luogo che non t’aspetti

Dal 1 Dicembre l’Autorimessa S. Agostino si trasformerà in spazio espositivo dove scoprire la città di Arezzo attraverso le immagini di 4 diversi autori

Facci caso: questo il titolo della mostra fotografica che sarà inaugurata giovedì 1 dicembre 2016 presso l’autorimessa S. Agostino di Via Pietro Aretino, alle porte del centro storico di Arezzo. Un titolo che rappresenta un invito, da un lato a scoprire, tra le auto parcheggiate nel garage, le immagini dei quattro autori in mostra: Erica Andreini, Luca Cacioli, Luca Calugi e Luigi Torreggiani; dall’altro a riconoscere, nelle fotografie esposte, scorci e dettagli raccolti tra le mura della città.
“Abbiamo concepito questo progetto, proposto dai gestori dell’Autorimessa, come suggerimento all’osservazione della stupenda città in cui viviamo, allontanandoci però dai luoghi comuni e più blasonati e concentrando la nostra ricerca su aspetti curiosi e meno riconoscibili del centro storico” spiegano gli autori. “Questa autorimessa è il luogo dove la gente parcheggia per poi camminare tra le antiche strade del centro. Per questo ci interessa che le fotografie, poste fisicamente tra la propria auto e la città, diventino spunto per riflettere su un modo diverso e forse più profondo di concepire l’azione così naturale, ma non certo banale, dell’osservare i luoghi che ci circondano”.

Erica Andreini ha immortalato le statue del centro, come simbolo di un turismo che è cambiato e frettolosamente ci cammina accanto, spesso senza notarle.

Luca Cacioli si è concentrato sui dettagli architettonici dei palazzi, decontestualizzandoli e trasformandoli in esperimenti materici.

Luca Calugi ha focalizzato la sua attenzione su aspetti ricorrenti della città, segni ingombranti e incombenti ma poco osservati: i colonnati artificiali e naturali di Arezzo.

Luigi Torreggiani ha infine posto l’attenzione unicamente su due vie del centro sconosciute ai più:Via delle Fosse e Via delle Paniere, teatro dei vecchi bordelli della città.

La mostra, visitabile fino a domenica 29 gennaio, sarà inaugurata con un aperitivo presso il Golden Bar, posto proprio di fronte all’autorimessa, luogo che ospiterà anch’esso alcuni scatti selezionati dagli autori. La serata inizierà alle 19.30 per poi proseguire, dalle 20.30 (orario di normale chiusura
dell’autorimessa) con la visita all’esposizione. Per il restante tempo la mostra sarà sempre visitabile liberamente negli orari di apertura dei locali.

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PORTRAITS: IN SOSTEGNO DELLA FONDAZIONE UMBERTO VERONESI

27 Maggio 2016 – Presso SUPERplumstudio
Piazza della SS. Annunziata 1 Arezzo

ERICA ANDREINI | LUIGI TORREGGIANI

OGGETTI PARLANTI

a cura di Tiziana Tommei

INAUGURAZIONE sabato 20 dicembre 2014 ore 19
CAFFÈ LA SALETTA Via Nazionale 26|28 Cortona (AR)
In mostra fino al 13 gennaio 2015

invito oggetti parlanti

Sabato 20 dicembre 2014 dalle ore 19 inaugura presso Caffè La Saletta, in via Nazionale 26/28 a Cortona, la mostra fotografica “Oggetti parlanti”, bipersonale di Erica Andreini e Luigi Torreggiani, a cura di Tiziana Tommei.

INFORMAZIONI TECNICHE
Erica Andreini presenta “Diario Minimo”, una serie di opere fotografiche di assemblages in bianco e nero, stampe Fine Art su carta Baritata di cm 60×60, 40×40 e 30×30, montate su passe-partout e cornice, datate 2008 – 2014. Luigi Torreggiani espone “La memoria delle cose”, una selezione di scatti di fotografia analogica a colori, scansione di diapositiva, stampe Inkjet su carta Baritata di cm 30×30, inserite in passe-partout e cornice, tutte datate 2014. Per la particolare occasione, è stata pensata inoltre una serie di esemplari d’autore, di formato 8×8 cm, numerati e firmati.

TESTO CRITICO
Dov’è l’uomo?
Compare? Esiste nella con la sua integrità fisica e riconoscibilità nelle immagini? No. Eppure c’è, lo si avverte nella dialettica delle cose e nel tempo della narrazione impresso agli scatti.

A chi non è mai capitato di guardare un oggetto o un dettaglio, in apparenza banale, e di avere, a partire da questo, un flashback, ritrovandosi in una storia tutta mentale, soggettiva eppure così incredibilmente vera, reale e sentita? Ogni oggetto è potenziale portatore di storie, significati, passaggi di vita. Se esso viene assemblato con altri il suo potere comunicativo s’intensifica, si dilata e assume forme complesse.

In “La memoria delle cose” e “Diario minimo” gli oggetti sono corpi parlanti, narratori interni al racconto, veicoli di messaggi, che parlano di emozioni e pensieri umani in una dimensione di apparente assenza dell’uomo. Entrambi i fotografi mettono l’uomo al centro, senza mostrarlo (almeno non nella sua interezza). Ambedue credono nel potere comunicativo e narrativo delle cose quotidiane, tanto da affidare ad esse quasi in toto la narrazione. Quasi però, perché la scrittura è un fattore fondamentale, comune ai due, a partire dalla fase concettuale, che sta alla base dell’iter creativo e progettuale. Per entrambi c’è un’urgenza di legare verba e immagine. Non si possono leggere gli scatti di Torreggiani senza scorrere le sue parole; non si possono cogliere gli assemblages di Andreini non facendo attenzione ai titoli.
Fa impressione fermarsi a riflettere su quanti punti accomunano questi due fotografi, a prima vista tanto diversi. Le fotografie di Torreggiani sono dirette, semplici, di quelle che ti fanno erroneamente esclamare “la potevo fare anche io!”. Le opere di Andreini al contrario ti fanno interrogare su ciò che esse rappresentano e, ancora prima, proprio su quello che sono. Entrambi prendono appunti, osservando ciò che li circonda, e proiettano un testo, una frase, una parola, in immagini fotografiche.
Il tempo è il filo che li unisce: ma il loro non è quello della storia, misurabile e oggettivo. Sospendono tutto in un istante infinito, limitando lo sguardo di chi osserva in quello spazio finito e claustrofobico, ridondante di elementi accostati con ironia dechirichiana e automatismo surrealista. Gli assemblages di Andreini sono concetti puri tradotti in rebus. Non si possono capire con uno sguardo perché mettono in scena un vocabolario tutto cifrato, le cui chiavi di lettura vanno cercate, desiderate, trovate e scoperte.
La questione tecnica in entrambi i lavori è soggetto, mai mezzo. Torreggiani concepisce l’uso dell’analogico fuori dalle tendenze e come elemento del racconto. Parte dal tema e dal suo significato. Egli non crea un file, ma un oggetto tangibile, unico: la diapositiva. È una scelta dichiarata, pensata e finalizzata alla resa concettuale non meramente stilistica. Andreini crea e distrugge: ciò che la fotografia rappresenta oggi non c’è più. C’è solo in quella realtà, ed è esistita fisicamente solo in quel tempo, che è quello della creazione e dello scatto.
Da domani Andreini scriverà una nuova pagina del suo diario, trasponendo in sintesi iconiche le parole ascoltate o dette, ricordate o nuove. Mettendo in forma frammenti di vita propria in un’autobiografia fotografica che solo chi possiede volontà di scoperta per interpretarla può fruirne oltre la superficie. Torreggiani invece ci porterà per mano in una nuova storia, mostrandoci per immagini quel mondo, raccontandocene il clima, rappresentandone gli odori, i suoni le sensazioni, tanto che ci sembrerà di averlo vissuto anche noi in sogno.

BIOGRAFIE
“Fotografare è un ossimoro” per Erica Andreini, fotografa professionista, classe 1980. La fotografia è per lei lavoro e passione, da quando una compatta non basta più perché non fa quello che dice lei. Lavora come documentatrice di eventi e nell’ambito di festival musicali. Collabora con l’agenzia fotografica Sottopalco ed è tra le fondatrici dell’agenzia di eventi e comunicazione Vaegas. Nel 2005 partecipa alla Biennale dei giovani artisti del mediterraneo e dal 2007 è attiva in collettive in spazi istituzionali, come Palazzo del Podestà a Città di Castello e Palazzo Inghirami a Sansepolcro. Tra i progetti artistici personali si cita “Diario minimo”, autobiografia per immagini, scatti di assemblages, che costruisce, fotografa e poi distrugge. Si tratta di un open project ed è stato esposto per la prima volta nel 2010 a San Giovanni Valdarno, in occasione della personale “Frammenti di un diario minimo”.
Luigi Torreggiani è nato a Sarmato nel 1983. Dottore forestale e giornalista pubblicista, collabora principalmente con la rivista “Sherwood. Foreste ed Alberi Oggi” ed è Direttore responsabile di Clic-hé – webmagazine di fotografia e realtà visuale, edito dall’Associazione culturale Deaphoto di Firenze. E’ appassionato di scrittura e fotografia, come si evince dal suo blog “Scrivere & Fotografare”, un diario fatto di immagini, parole e riflessioni. L’esordio espositivo è nel 2012 con la presentazione del progetto “I luoghi dell’abbandono”. Nel 2013 è in mostra con “Ritorno alla terra” all’interno dell’ex Chiesa dei Barnabiti a Firenze, nell’ambito della collettiva Fotoprogetti, a cura di Sandro Bini e presso Galleria 33 ad Arezzo con “Sarajevo” nella collettiva “Bang. Nuove Generazioni fotografiche”, curata da Tiziana Tommei. Nel 2014 un suo scatto viene scelto come copertina dell’edizione francese del romanzo di Paolo Rumiz “Morimondo”.

PARTNERSHIP
La Saletta è una location d’eccezione: caffè storico, luogo culturale, d’incontro e scambio. Attualmente gestito da Maurizio Menci, è ubicato nel centro nevralgico di Cortona, tra via Nazionale e Piazza della Repubblica.
La mostra è in partnership con Galleria 33, spazio mostre in via Garibaldi 33 ad Arezzo, diretto da Tiziana Tommei. Le stampe fotografiche sono state realizzate da Luciferi Visionibus, laboratorio di grafica e stampa Fine Art – via de’ Redi 15, Arezzo. Passe-partout e cornici sono a cura di Quadridea – via Isonzo 13, Arezzo.

Caffè La Saletta
Via nazionale 26/28 Cortona
0575 603366 / www.caffelasaletta.it

Fotografi
www.ericandreini.com
www.scriverefotografare.com

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“MUSE. PLURALE FEMMINILE”
ERICA ANDREINI, LUIGI TORREGGIANI

15 _ 20. 10. 14 GALLERIA 33
Via Garibaldi 33 Arezzo
VERNICE 15 ottobre ore 19/21

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Galleria 33 presenta MUSE. Plurale femminile, un progetto fotografico ideato e realizzato da Erica Andreini eLuigi Torreggiani. La mostra, curata da Tiziana Tommei, è stata concepita per Pink is Good, campagna diFondazione Umberto Veronesi, che si pone come obiettivo quello di battere definitivamente il tumore al seno.
In mostra dieci opere fotografiche in bianco e nero, stampate su carta baritata di formato 40×40 cm e firmate sul retro. Dieci ritratti di donne che hanno accolto l’invito a prendere parte a questa importante iniziativa. Ciascuna immagine si compone di un ritratto fotografico affiancato da un collage. Quest’ultimo è stato pensato e costruito sulla base di una storia, che lega la persona raffigurata al personaggio femminile sentito dalla stessa quale ideale riferimento. Sarà inoltre proiettato un video che mostrai momenti precedenti lo scatto. Le fotografie esposte sono in vendita e il ricavato sarà devoluto interamente alla ricerca.

Testo critico di Tiziana Tommei
Quando Laura Carlini, Presidente della Delegazione di Arezzo della Fondazione Umberto Veronesi, mi ha coinvolta nel network d’iniziative finalizzate alla raccolta fondi per la ricerca sul cancro, mi sono sentita onorata e da subito ho coinvolto due fotografi, Erica Andreini e Luigi Torreggiani, per realizzare un progetto ad hoc per Pink is Good. Consapevole dell’importanza del compito, ho discusso a lungo con i due artisti sulla fattibilità di un lavoro che doveva essere speciale, bello e significativo. Il risultato, a partire dal concept fino alla messa in opera di ogni singola componente delle fotografie esposte, si deve all’impegno straordinario svolto con costanza e professionalità dai due fotografi.
Si tratta di un lavoro molto complesso, non meramente fotografico, quanto più specificatamente concettuale. L’idea di fondo riguarda essenzialmente la nozione di “rete”. Quest’ultima muove dalla galleria di ritratti che, posta in essere e concretizzata a quattro mani, media sensibilità e visioni diverse, proprie dei due autori. Rete soprattutto intesa come insieme di legami che ciascuna donna, per sua stessa indole, è capace d’instaurare con una profondità quasi ancestrale, con altre donne e, in questo caso specifico, con un modello femminile di riferimento al quale è stato richiesto di pensare, come musa ideale. L’importanza della rete riguarda però anche gli aspetti di comunicazione e condivisione di esperienze e vissuto. Questo punto è fondamentale in quanto base della prevenzione e collegato dunque all’obiettivo della Fondazione Umberto Veronesi. Sono state coinvolte donne molto diverse per età, impegno, posizione sociale, vissuto. Per ciascuna di loro è stato messo in atto un iter studiato, fatto di un primo step di carattere verbale, ossia un dialogo tra fotografo e “modello” e, a seguire questo, lo scatto fotografico. In un secondo momento sono state realizzate opere di collage, i cui frammenti erano scelti e giustapposti in risposta al discorso che la stessa ha intessuto partendo dal suo racconto intorno alla figura femminile di exemplum. La tripartizione di ciascuna effige, occupata per un terzo dalla fotografia del papier collé, vuole rendere conto del passaggio emozionale, prima che razionale, esistente tra la persona e il personaggio. Il formato quadrato, regolare e paritario, mette al centro il punto di congiunzione tra figura fisica e concettualità trasposta in collage.
Chiudo, lasciando parola agli artefici, Erica Andreini e Luigi Torreggiani, che descrivono così il loro progetto: “Se ci chiedessero di chiudere gli occhi e pensare alla nostra figura femminile di riferimento, che cosa risponderemmo? Sembra una domanda semplice eppure le risposte sono complesse, articolate. Attraverso la realizzazione di ritratti femminili, nasce il pretesto per porgere questa domanda e indagare, tramite il volto di dieci donne, le connessioni femminili più tacite e profonde. Esempio, affetto, coraggio: cosa lega una donna alla sua figura femminile di riferimento? Una ricerca tra le maglie di una rete fatta di ritagli, per comprendere l’essenza di legami più forti di qualsivoglia contingenza o necessità”.

Fotografi
Erica Andreini. Nata a Sansepolcro nel 1980. Fotografa professionista attiva sia come documentatrice di eventi, che nell’ambito di festival musicali – tra i quali Festival delle Nazioni e Arezzo Wave Love Festival. Collabora con l’agenzia fotografica Sottopalco ed è tra le fondatrici dell’agenzia di eventi e comunicazione Vaegas. Parallelamente porta avanti progetti artistici personali, utilizzando la tecnica del collage, che costruisce, fotografa e poi distrugge.
Luigi Torreggiani. Nato a Sarmato nel 1983. Dottore forestale e giornalista pubblicista, collabora principalmente con la rivista Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi ed è Direttore responsabile di Clic-hé – webmagazine di fotografia e realtà visuale, edito dall’Associazione culturale Deaphoto di Firenze. E’ appassionato di scrittura e fotografia, come si evince dal suo blog “Scrivere & Fotografare”, un diario fatto di immagini, parole e riflessioni.

Sponsor
La mostra Muse è stata realizzata grazie al contributo di Artecerreta – percorso sculture all’aperto. Il parco Artecerreta, situato sulle colline umbre nei pressi del Lago Trasimeno, è un parco naturalistico all’interno della Azienda Agricola e Agriturismo La Cerreta. Il progetto nasce per volontà di Paola Butali nel 2009, grazie al suo grande amore per l’arte. La sinergia tra Arte, Lavoro e Natura fanno di questo luogo un’opportunità di profonda conoscenza della bellezza e della creatività dell’uomo.
Le stampe fotografiche in mostra sono state realizzate da Luciferi Visionibus, laboratorio di grafica e fotografia fine art di via de’ Redi 15 Arezzo. Luciferi Visionibus è anche sponsor tecnico dell’evento.
Il cocktail inaugurale è a cura di Baldetti, Produttore nella terra di Cortona, un’azienda fortemente legata al territorio e attiva da generazioni, ubicata in località Pietraia. Per l’occasione offrirà in degustazione Piet Rosè, un mix di Merlot, Syrah e Sangiovese. Vino rosato frutto di una limitata produzione, dal colore rosa acceso, con un buon bouquet floreale e di grande freschezza.

Informazioni tecniche
La mostra Muse inaugura mercoledì 15 ottobre dalle ore 19 in via Garibaldi 33 ad Arezzo. Resterà visitabile fino al 20 ottobre, aperta tutti i giorni con orario 16.30 – 19.30 e ad ingresso libero.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Progetti
Mostra fotografica di FAI Giovani Arezzo
Vernice venerdì 6 giugno h 19.30
Galleria 33 via Garibaldi 33 Arezzo 
6 / 9 giugno 2014

Galleria 33 presenta Progetti, mostra collettiva fotografica di Fai Giovani Arezzo.
Dal 6 al 9 giugno saranno esposti i lavori fotografici di Erica Andreini, Danilo Giungato e Luigi Torreggiani, realizzati in occasione della Giornata FAI di Primavera 2014 a Monterchi. Le fotografie saranno in vendita e il ricavato devoluto al FAI – Fondo Ambiente Italiano.

Monterchi, viaggio lungo il fiume

All’origine di tutto c’è un grande evento: XXII edizione della Giornata FAI di Primavera, un appuntamento importante per chi crede nell’arte e nella cultura. Poi ci sono tre fotografi, Erica Andreini, Danilo Giungato e Luigi Torreggiani, che accolgono con entusiasmo l’invito a restituire e reinterpretare attraverso progetti fotografici personali, uno per ciascuno, la realtà artistica architettonica e paesaggistica di Monterchi. Infine, il 23 maggio scorso, il borgo di Monterchi ospita la Giornata FAI di Primavera, dedicando una mostra ai lavori realizzati: Custodi, Viaggiando lungo il fiume e San Lorenzo.
In uno spazio difficile, fuori dal flusso dei curiosi, gli scatti di Erica Andreini, Danilo Giungato e Luigi Torreggiani catturavano e trascinavano fuori dalla stessa contingenza per cui erano stati concepiti, riuscendo a trascendere i limiti oggettivi del luogo fisico e allo stesso tempo parlando di realtà. La realtà dei luoghi catturati, degli oggetti e delle persone; la verità dei dettagli, colti con sensibilità e partecipazione rispetto al soggetto indagato; la sincerità di tre visioni, completamente diverse, e per questo estremamente significative, unite a parlare di ciò che per loro è degno di nota e di salvaguardia. Deve fare riflettere la scelta dei soggetti: l’uomo, il paesaggio e l’abbandono. Luigi Torreggiani mostra beni storici e architettonici accanto ai suoi “Custodi”, ma poi mette al centro quest’ultimi. Mette al centro l’uomo. Sono trittici? No, sono ritratti, dove i laterali esistono per ricondurre all’asse centrale della visione. L’uomo è il fulcro. Il fotografo muove dalla ferma convinzione che «L’Italia è un Paese distratto. Possiede la più incredibile quantità di beni culturali al mondo, ma se non fosse per poche appassionate persone che a quei beni si affezionano, donando tempo, amore, dedizione e talvolta anche denaro per la loro cura e conservazione, ci rassegneremmo a perderli, lasciandoli all’incuria». Dall’uomo al paesaggio. «Camminare lungo i corsi d’acqua mi ha dato una nuova visione del paesaggio, una nuova dimensione con la quale misurare e capire il territorio»: Erica Andreini parte idealmente dal mulino, ma segue il fiume. In “Viaggiando lungo il fiume” il paesaggio assume la forma di una lastra di metallo prezioso lavorata a niello. Gli alberi, il fiume, il paesaggio in lontananza è sospeso, cristallizzato, come immerso in un’aura magica, pierfrancescana. Il paesaggio è prezioso. Le realtà abbandonate parlano, sempre, a tutti. Danilo Giungato non gli permette di farlo. Introietta ciò che osserva e lo restituisce in forma sincopata, creando una serie lontanissima da un linguaggio di prosa e tutta votata al coinvolgimento emotivo. Sussurra un messaggio di allarme, ma allo stesso tempo di rassegnazione. Come dire: questa è la realtà e l’inevitabilità delle circostanze dell’uomo, del tempo, della vita. Nell’idea del fotografo: «“San Lorenzo”, quattro scatti e la luce di un pomeriggio di fine inverno. Niente pretese, solo voglia di portare ad altri quello che ho visto».

I fotografi coinvolti nel progetto sono professionisti, volontari di FAI Giovani di Arezzo. Erica Andreini (Sansepolcro 1980) lavora come fotografa free lance per festival musicali e come documentatrice fotografica di eventi, portando avanti progetti artistici in cui traduce la sua visione del reale mediante fotografia e collage. Danilo Giungato (Lesina 1985) è un fotografo indipendente, che sia in ambito professionale che di ricerca personale, unisce le sue due principali passioni, la musica e la fotografia, intendendo quest’ultima quale mezzo di approfondimento e filtro del reale. Luigi Torreggiani (Sarmato 1983) è dottore forestale, giornalista e fotografo. Direttore e responsabile di Clic.hé – web magazine di realtà visuale e fotografia. Cura il blog “Scrivere e fotografare”, un diario fatto di immagini, parole e riflessioni.

La mostra inaugura venerdì 6 giugno dalle ore 19.30 e resta visitabile ad ingresso libero fino a lunedì 9 giugno con i seguenti orari: 10:00/13:00 e 15:00/20:00. Il cocktail inaugurale è offerto da Biolento – Organic & fresh local food. Le stampe delle foto in mostra sono state sponsorizzate da Luciferi Visionibus, laboratorio di grafica e stampa Fine art. Nel corso dell’evento ci sarà l’opportunità di aderire al FAI mediante iscrizione ridotta del 50% (10 euro fino ai 25 anni e 20 euro fino ai 40).

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